“IL GIORNO CHE NON ESISTE”

Scritto da on 18 Ottobre 2017

Quanto ci appartiene l’uso di intagliare le zucche con espressioni spaventose, quanto sappiamo del personaggio di Jack O’ Lantern, un fabbro astuto costretto dal diavolo a vagare per il mondo alla sola luce di una candela contenuta in una zucca scavata, quanto ci suona davvero familiare il ritornello “Trick or Treat” (“Dolcetto o Scherzetto”), nonostante questi usi e costumi di Halloween abbiano avuto origine nel nostro continente? Ebbene sì, la festa di Halloween (in irlandese Hallow E’en, dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow significa Santo e Eve significa vigilia, Vigilia di Tutti i Santi, e, dunque Ognissanti) non è la solita americanata d’importazione, perché le sue origini risalgono a tempi antichi, ben prima della scoperta dell’America, e affonda le proprie radici nel nostro continente, in terra d’Irlanda. Qui, secondo la tradizione contadina medioevale risalente al V secolo d. c., tra il 31 ottobre e il 1° novembre si celebrava una festa chiamata Samhain (Fine dell’estate), il Capodanno Celtico, una festa pagana che salutava il passaggio dall’estate all’inverno, dal vecchio al nuovo anno, dalla luce al buio, una notte in cui, secondo l’antica credenza celtica, i morti tornavano sulla terra. “Si chiudeva il periodo dei raccolti e della semina, si apriva quello della crescita sotterranea del grano”: “la morte è il tema principale della festa, in sintonia con quanto stava avvenendo alla terra. D’inverno tutto muore, mentre in realtà si rigenera, nascosto nelle profondità della terra”, dimora “guarda caso” dei morti. “Secondo le leggende celtiche Samhain è il giorno che non esiste, in cui coesistono distruzione e rinascita, fine ed inizio, passato e futuro”. A metà Ottocento una terribile carestia costringe milioni di irlandesi ad emigrare in America, dove questa usanza si diffonde molto rapidamente, e le rape irlandesi da svuotare per far posto alla luce delle candele vengono sostituite dalle zucche, solo perché molto più facilmente reperibili nel Nuovo Continente. Al di là dell’annosa quaestio, della onnipresente querelle tra i detrattori di Halloween, che la stigmatizzano come mera festa d’importazione estranea alle nostre tradizioni e i sostenitori che di questa festa apprezzano “semplicemente” lo spirito ludico, io mi chiedo se ha ancora senso parlare di identità e appartenenza. Con l’avvento del vilaggio globale io appartengo non solo ad una comunità, ma al mondo intero, e intanto appartengo ad una comunità perché sono distinto, sono “altro”. Ma ecco che per appartenere devo conformarmi, ossia devo tradire me stesso. Ritornando alla festa di Halloween, il fatto che ormai sia una festa diffusa, diciamo così, molto più consolidata rispetto alla Festa di Tutti i Santi, rende legittima l’appartenenza? Anche di fronte alla derivazione europea di indubbia evidenza accompagnata dalla deriva consumistica che, a dire il vero, ha toccato tutte le feste comandate? Difendere le proprie radici o conformarsi al nuovo? Le radici per essere difese devono essere forti.

Angela Pa29trizia Barile


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