IL GIORNO CHE NON ESISTE di Angela Patrizia Barile

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Quanto ci appartiene l’uso di intagliare le zucche con espressioni spaventose, quanto sappiamo del personaggio di Jack O’ Lantern, un fabbro astuto costretto dal diavolo a vagare per il mondo alla sola luce di una candela contenuta in una zucca scavata, quanto ci suona davvero familiare il ritornello “Trick or Treat” (“Dolcetto o Scherzetto”), nonostante questi usi e costumi di Halloween abbiano avuto origine nel nostro continente?  Ebbene sì, la festa di Halloween (in irlandese Hallow E’en, dalla   forma   contratta   di     All Hallows’ Eve, dove Hallow significa Santo e Eve significa vigilia, Vigilia di Tutti i Santi, e, dunque Ognissanti) non è la solita americanata d’importazione, perché le sue origini risalgono a tempi antichi, ben prima della scoperta dell’America, e affonda le proprie radici nel nostro continente, in terra d’Irlanda. Qui, secondo la tradizione contadina medioevale risalente al V secolo d. c., tra il 31 ottobre e il 1° novembre si celebrava una festa chiamata Samhain (Fine dell’estate), il Capodanno Celtico, una festa pagana che salutava il passaggio dall’estate all’inverno, dal vecchio al nuovo anno, dalla luce al buio, una notte in cui, secondo l’antica credenza celtica, i morti tornavano sulla terra. “Si chiudeva il periodo dei raccolti e della semina, si apriva quello della crescita sotterranea del grano”: “la morte è il tema principale della festa, in sintonia con quanto stava avvenendo alla terra. D’inverno tutto muore, mentre in realtà si rigenera, nascosto nelle profondità della terra”, dimora “guarda caso” dei morti. “Secondo le leggende celtiche Samhain è il giorno che non esiste, in cui coesistono distruzione e rinascita, fine ed inizio, passato e futuro”. A metà Ottocento una terribile carestia costringe milioni di irlandesi ad emigrare in America, dove questa usanza si diffonde molto rapidamente, e le rape irlandesi da svuotare per far posto alla luce delle candele vengono sostituite dalle zucche, solo perché molto più facilmente reperibili nel Nuovo Continente. Al di là dell’annosa quaestio, della onnipresente querelle tra i detrattori di Halloween, che la stigmatizzano come mera festa d’importazione estranea alle nostre tradizioni e i sostenitori che di questa festa apprezzano “semplicemente” lo spirito ludico, io mi chiedo se ha ancora senso parlare di identità e appartenenza. Con l’avvento del villaggio globale io appartengo non solo ad una comunità, ma al mondo intero, e intanto appartengo ad una comunità perché sono distinta, sono “altro”. Ma ecco che per appartenere devo conformarmi, ossia devo tradire me stessa. Ritornando alla festa di Halloween, il fatto che ormai sia una festa diffusa, diciamo così, molto più consolidata rispetto alla Festa di Tutti i Santi, rende legittima l’appartenenza? Anche di fronte alla derivazione europea di indubbia evidenza accompagnata dalla deriva consumistica che, a dire il vero, ha toccato tutte le feste comandate? Difendere le proprie radici o conformarsi al nuovo? Le radici per essere difese devono essere forti.

                                                                              Angela Patrizia Barile

 

How much is the use of carving pumpkins with frightening expressions, as we know about the character of Jack O ‘Lantern, a smart blacksmith forced by the devil to wander around the world at the light of a candle contained in an excavated pumpkin, how much it sounds to us really familiar with “Trick or Treat” (“Dolcetto o Scherzetto”), despite these Halloween uses and costumes originated in our continent? Well, yes, the Halloween party (in Irish Hallow E’en, from the contracted form of All Hallows’ Eve, where Hallow means Saint and Eve means Eve, Elegance of All Saints, and therefore Ognissanti) is not the usual American ‘because its origins date back to ancient times, well before the discovery of America, and it has its roots in our continent, on the land of Ireland. Here, according to the medieval peasant tradition dating back to the fifth century d. Between October 31 and November 1, a celebration called Samhain (End of Summer) was celebrated, the Celtic New Year, a pagan festival that welcomed the passage from summer to winter, from old to new year, from light in the dark, a night in which, according to the ancient Celtic belief, the dead returned to the earth. “The harvest and sowing period ended, the one of the underground growth of wheat opened”: “Death is the main theme of the festival, in keeping with what was happening to the earth. In the winter all die, while in reality it regenerates, hidden in the depths of the earth, “dwells” look at the case “of the dead. “According to the Celtic legends Samhain is the day that does not exist, where destruction and rebirth coexist, end and beginning, past and future.” In the mid-nineteenth century a terrible famine forced millions of Irish to emigrate to America, where this custom spreads very quickly, and the Irish strains emptying to make place in the light of the candles are replaced by the pumpkins, only because they are much easier to find in the New Continent . Beyond the yearly quake, the ubiquitous quarrels between Halloween detractors, who stigmatize it as a mere feast of import outside our traditions and the supporters of this party appreciate “simply” the playful spirit, I wonder if it still has meaning to speak of identity and belonging. With the advent of the global village I belong not only to a community, but to the whole world, and meanwhile I belong to a community because I am distinct, I am “other”. But here I have to conform to belonging, that is, I have to betray myself. Returning to the Halloween party, the fact that it is now a widespread celebration, say so, much more consolidated than the Feast of All Saints, makes it legitimate for membership? Even in the face of the European derivation of unquestionable evidence accompanied by the consumerist drift that, to put it the truth, has touched all the parties controlled? Defend your roots or conform to the new one? The roots to be defended must be strong.

Angela Patrizia Barile

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